Andiamo a fare sto canalozzo in zona Val des Pres.. sperando di trovare neve decente, la Sueur Ravin de la Casse 


Dettagli e descrizione GITA:

Quota di partenza : 1470m

Quota vetta : 2650m

Dislivello complessivo : 1160m

Difficoltà : 3.3 E1

Esposizione: sud est

Periodo consigliato: dicembre-febbraio

Da Plampinet seguire la strdina sterrata per gli chalets des Acles fino all’oratoire St. Roch.
Qui svoltare a sinistra e risalire il pendio fino alla base del canalone, ben visibile dall’oratoire.
Risalire il canalone, dapprima inclinato intorno a 30°, ma che gradualmente diventa più ripido fino a sfiorare i 40° per un breve tratto, nella strettoia a 150 m. dall’uscita.
Proseguire per l’ultimo ampio pendio a 35° fino all’uscita del canale, sulla cresta a breve distanza dalla vetta.

By Gulliver.it


Meteo del giorno

Cielo sereno 

Venti assenti o deboli di direzione meridionale

Innevamento buono fino a fondovalle, ottimo dai 2200m in su

Pericolo valanghe: 1

Situazione neve in cm (versanti sud-nord) in discesa

– 1500m:      60-100     compatta

– 2000m:     100-150   trasformata/compatta

– 2500m:     100-220   trasformata/ventata

Situazione barica del giorno:


Sueur Ravin de la Casse.

Anche per questa gita, un’altra sud, conviene partire molto presto. Arriviamo in Val des Pres a un orario sovietico e parcheggiamo la macchina in prossimità del torrente, la temperatura è molto bassa, sotto i -10 come da tradizione per questa valle.

Risaliamo agevolmente la mulattiera che conduce alla valle del Sueur su neve compatta illuminata perfettamente dalla luce bellissima della luna piena, davvero suggestivo, l’aria pungente fredda del fondovalle lascia spazio a uno strato più mite non soggetto a inversione termica che rende più piacevole la salita. Abbastanza velocemente arriviamo fino alla gola della valle e da qui ci immettiamo nel bosco in direzione della Ravin de la Casse, il canale rimane sulla sinistra, la valle è abbondantemente innevata e il paesaggio bellissimo schiarito dalle prime luci dell’alba.

Il canale è ben evidente sulla sinistra, lo imbocchiamo e subito la neve inizia a diventare sempre più dura, l’esposizione meridionale inizia a farsi sentire, patisco non poco in diverse inversioni, con la luce sempre più forte purtroppo vedo le condizioni è il canale: disastrose, in parte svalangato e duro come il marmo con blocchi di neve irregolari, potrebbe scattare il piano B, scendere dalla Est. 

Ad un certo punto mi rompo i coglioni: metto i ramponi e inizio a salire decisamente meglio il pendio fino a raggiungere una biforcazione dominata da una roccia enorme in sporgenza di colore rossastro, la neve è anche qui brutta purtroppo, non ci sono speranze di scenderlo questo canale. Proseguo e raggiungo il colle terminale che ha l’aria di essere il punto di arrivo, ma non lo è. Guardo verso Est, si vede la cima e la potenziale discesa, decisamente meglio dell’altra anche se sicuramente ancora dura, il pendio è bello liscio e regolare, sembra divertente.

Arrivo in cima passando dalla cresta facendo un po’ attenzione ad un pezzo delicato in cui in parte si sprofonda su farina riportata e in parte si pesta crostaccia scivolosa, arrivo finalmente in cima e mentre aspetto Francesco faccio volare il drone con qualche ripresa suggestiva, si vede Bardonecchia poco lontana e tutte le montagne del confine francese, giornata splendida. 

Arrivato in cima anche Francesco ci riposiamo e facciamo qualche foto, decidiamo quindi di scendere dalla est anche se i dubbi sulla qualità della neve rimangono.

Prime curve sembrano effettivamente belle, su polvere kompressor ma la goduria dura poco perché arriva un tratto cartonato duro che fa bestemmiare, cado pure in back, mi rialzo e proseguo sulla dorsale cercando la neve più a sud che diventa finalmente più morbida, ma neppure più di tanto. La tavola scorre veloce e ci ritroviamo purtroppo in una noiosissima gorgia, a tratti irregolare e durissima, una merda. Con qualche acrobazia riusciamo a superarla saltellando e affrontando passaggi stretti, ma il merdone per me deve ancora arrivare, la strada mulattiera per il rientro: durissima, irregolare e stretta con strapiombo sulla sinistra nella prima parte, una vera merda, ho impiegato oltre mezz’ora per scenderla con lo snowboard e arrivare all’auto, una tortura, fanculo! 

 

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