Una guida BASE per chi vuole migliorare i propri scatti nelle gite di Scialpinismo e freeride

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Iniziamo dai mezzi a disposizione. Cosa vi portate in montagna per fotografare?

– Smartphone

– Compatta digitale di bassa qualità

– Compatta digitale di alta qualità con RAW

– GoPro

– reflex

– mi fanno sempre le foto gli altri

 

Smartphone

Probabilmente il mezzo più comodo e diffuso per fotografare. Ultimamente diversi modelli hanno una resa paragonabile alle compatte di fascia bassa, ma l’ottica fissa (normalmente un 28/35mm) impone un più ristretto campo d’azione fotografico.

Il problema più diffuso nella qualità è riconducibile al bilanciamento del bianco (WB, che vedremo più avanti) e alla nitidezza generalmente scarsa in condizioni di bassa luce.

 

Compatta digitale di bassa qualità

Discorso molto simile allo smartphone con la differenza di avere uno zoom e personalizzazioni più estese. Francamente avendo qualità molto simili sconsiglio l’acquisto di compatte sotto i 150 euro, in quanto appunto con uno smartphone di ultima generazione si ottengono gli stessi risultati, specialmente nei paesaggi.

 

Compatta digitale di alta qualità con RAW

Questa categoria è probabilmente la migliore soluzione per questo sport. Di solito le compatte di questa fascia (dai 250/300 euro in su) dispongono di una qualità sufficiente per ottenere buoni risultati. Spesso dispongono anche del RAW, permettendo maggiori manovre in post produzione, come andremo a vedere più avanti.

 

GoPro

Questo dispositivo penso abbia rivoluzionato di molto il concetto di video ma anche di foto. L’estrema facilità di utilizzo unito alla più che dignitosa qualità fotografica l’hanno resa molto celebre, l’ottca fisheye integrata riprende sempre tutto con campi di inquadratura anche di 170°!!

Si può fare un intero video o una intera giornata fotografica solo con questo strumento, che vedremo nel dettaglio più tardi.

 

Reflex

La reflex è ovviamente per antonomasia il miglior strumento fotografico. Si possono ottenere risultati con una qualità eccezionale a patto di sapere come usarla, specialmente sui terreni difficili come quelli del backcountry.

La difficoltà intrinseca è coadiuvata da ingombri notevoli e difficoltà ambientali, spesso diventano controproducenti, specialmente nelle gite più complesse.

Occorre menzionare anche i video con la reflex. Se ci cimentiamo anche in questo, diventa tutto più difficile ma anche straordinariamente bello, non vi è attualmente in commercio videocamera (salvo altissima gamma) paragonabile alla qualità video ottenuta con una reflex con una buona ottica fotografica.

 

Mi fanno sempre le foto gli altri

Benissimo. In questo caso qualche consiglio a chi vi farà le foto tonerà utile anche a voi.

 

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Detto questo, senza addentrarci in complicati tecnicismi del mezzo, occorre capire almeno alcuni aspetti tra cui:

 

– le focali utilizzate (importanti per determinare il punto di vista fotografico da affrontare)

– la qualità massima che posso ottenere dalla mia macchina (parametro da verificare, se non ha il raw scattare in JPG qualità fine)

– la trasportabilità e ingombri (se c’è tanto materiale, tra cui alpinistico, è un parametro da prendere seriamente in considerazione)

– il tempo che avrò a disposizione per fotografare (sappiamo benissimo che interrompere una salita per fotografare, raffredda le gambe o causa deconcentrazione in tratti impegnativi)

– le condizioni di luce che troverò (salgo di notte o con l’alba, con il meteo sereno, maltempo, nuvoloso, bufera, ecc..)

– il tipo di foto che riuscirò a fare (paesaggi, action, gruppi, selfie con go pro)

 

Le focali utilizzate

 

In passato la fotografia, sebbene a pellicola, era relativamente più semplice.

Di solito si disponeva di un corpo per rullini da 35mm con 2/3 ottiche fisse, i gran classici erano 24-35-85, oppure 28-50-100. Ma anche solo il classico 50, la prospettiva più simile alla visione dell’occhio umano.

I più grandi fotografi di montagna in passato non disponevano di gopro o compatte digitali e si portavano pesanti attrezzature con ottiche fisse, generalmente tra 21mm e 50mm, con risultati che ancora oggi meravigliano gli appassionati e non solo.

L’importanza di campire la focale è strategica perchè come il pittore sceglie la prospettiva del quadro con le proporzioni, noi faremo lo stesso con l’ottica e la luce di ciò che osserviamo.

Senza addentrarci più nel dettaglio vediamo le ottiche che dispongono le compatte e reflex digitali.

Le compatte partono generalmente da 24-28mm sul lato grand’angolare, ovviamente per un occhio non esperto sono solo numeri ma si possono riassumere con un

 

Possiamo indicare un semplice schemino per comprendere l’angolo di campo su 35mm

 

8mm  ————–      180° di campo (fisheye estremi circolari)

10mm  ————–      170° di campo (GoPro wide photo e video)

14mm  ————–      114° di campo (grand’angolo estremo)

21mm  ————–      92° di campo  (grand’angolo classico su 35mm)

28mm  ————–      75° di campo  (grand’angolo massimo compatte e kit zoom reflex)

50mm  ————–      45° di campo  (normale fotografico, occhio umano)

100mm ————–      23° di campo  (teleobbiettivo)

300mm ————–       8° di campo  (super teleobbiettivo)

2000mm ————-       1° di campo  (telescopio)

 

Occorre precisare che il lato grand’angolare è da usare con molta cautela in quanto spesso esaspera troppo le proporzioni stravolgendo ciò che vedrete nella foto rispetto alla realtà.

Per esempio, una foto di grandissimi spazi, come su una cima, se userete un grand’angolo troppo estremo vi ritroverete le cime accanto lontanissimie e piccole, la vostra foto perderà di mangeficenza. Viceversa una focale troppo normale o lunga non vi farà apprezzare gli ampi spazi che avete conquistato.

Qui l’importanza di scegliere la focale giusta al momento giusto. Nell’era degli zoom paradossalmente è tutto più complicato perchè non si conoscono più le focali, si scatta freneticamente muovendo su e giù la ghiera ma ben poche volte si osservano i mm utilizzati.

I grandi fotografi invece ricorrono alle focali fisse per quel motivo, la focale giusta al momento giusto.

Ma questa breve guida è lungi dall’addentrarsi nei 1000 motivi per i quali i grandi fotografi scelgono queste soluzioni.

 

La qualità massima che potrò ottenere dalla mia macchina fotografica.

 

Questo aspetto esula dal lato artistico o emotivo ma ricopre un ruolo importante.

Dai 10/12 megapixel in su possiamo ricoprire una parete con le stampe quindi più che di risoluzione cerchiamo di capire come tirare fuori più informazioni possibili dal nostro file fotografico.

Generalmente le compatte e smartphone hanno solo il JPG 8 bit. Un formato fotografico universale ma anche poco elaborabile, o meglio, si possono fare semplici interventi come vedremo più avanti.

Compatte premium o reflex invece dispongono del formato RAW che permette davvero ottimi recuperi su luci, ombre e maggiore controllo del colore.

 

Trasportabilità e ingombri, la fotocamera giusta.

 

Questo è un aspetto cruciale. Prima di partire per una gita, mentre prepariamo lo zaino, subito gli ingombri e pesi diventano una priorità.

Una compatta sta nel taschino, una gopro sul casco, ma una reflex? io inizierei a dire, dipende dalla reflex.

Dimentichiamoci i grandi fotografi/alpinisti di montagna, temprati da 1000 avventure, con anche notevoli staff tecnici alle spalle. Qui siamo solo noi e il nostro zaino, come fare quindi?

Il mio consiglio se si vuole acquistare una reflex SOLO per la montagna è quello di prenderla ovviamente più piccola possibile e dotarla però di una buona ottica, piccola ma possibilmente robusta o ancora meglio tropicalizzata (resistente ad intemperie e temperature).

In commercio ad oggi a mio avviso le migliori soluzioni vengono dalle mirrorless: macchine fotografiche ibride, dimensioni più grandi delle compatte ma con mirino e ottica intercambiabile, con una qualità altissima. Purtroppo i costi per quelle più tropicalizzate e robuste salgono sensibilmente ma le rendono eccezionali in tutte le condizioni.

Oppure risparmiando un pò si può scegliere una reflex base piccola con un’ottica che copra le focali grand’angolari dal medio tele, a differenza delle mirrorless si perde un pò di spazio nello zaino ma gli ingombri rimangono sempre più contenuti di una reflex di fascia più alta e il portafogli ne giova.

 

Il tempo che avrò a disposizione per fotografare.

 

Qui è un intreccio tra passione fotografica e tipologia della gita.

Inutile dire che se la gita è impegnativa o veloce il tempo per fotografare è poco.

Tuttavia possiamo organizzarci per non perdere tempo, senza rallentare il gruppo o stancarci inutilmente raffreddandoci, fattore fondamentale, mettendo la fotocamera comoda frontalmente con estrazione veloce, studiando attentamente la posizione. In questo caso la rapidità è una priorità, e in caso di reflex la doteremo di una borsa giusta frontale, che in discesa inseriremo nello zaino, studiando prima della gita gli spazi necessari per evitare sorprese.

Anche nel caso di una compatta sottile la comodità di estrazione è fondamentale, se scomoda passerà la voglia di fare le foto e farà perdere tempo prezioso a noi e il gruppo.

L’estrazione veloce è anche fondamentale per catturare i momenti sfuggenti e importanti, nonchè le foto action  dei compagni di viaggio.

 

 

Le condizioni di luce che troverò

La luce nella fotografia è fondamentale. Ovviamente le condizioni non sono sempre uguali da gita a gita.

In alcuni casi una nuvoletta passeggera fantozziana copre la vetta che dobbiamo raggiungere e ci impedisce di godere il panorama dalla cima e fotografarlo.

In altri casi la nebbia fitta rende tutto bianco e a malapena si riesce a leggere al traccia GPS, in altri si parte troppo tardi e la luce è dura, oppure velature alte nel cielo coprendo il sole tolgono tutti i contrasti dalle montagne..

Bene, il fotografo si deve saper organizzare per tirare fuori i migliori scatti possibili.

Per fare questo occorre esperienza e bravura ma con qualche semplice accorgimento possiamo fare passi avanti, anche per i neofiti.

Nel caso di cattiva luce inutile concentrarsi sui paesaggi ma cercate dettagli: come una roccia dell’aspetto strano, un larice solitario in mezzo alla nebbia, un elemento che possa trasmettere l’atmosfera che stiamo vivendo, che è comunque affascinante (anche se imprechi che vorresti il sole) inoltre ci possiamo concentrare di più sui compagni di viaggio.

Ovviamente in condizioni di cattiva luce le foto saranno inferiori come numero, ma l’obbiettivo è di sforzarsi di portare a casa poche foto ma di qualità.

Nel caso invece di illuminazione ottimale, specie il mattino presto, vale la pena di soffermarsi sulla luce morbida e intensa di quella fascia oraria, cercando nei paesaggi la migliore situazione possibile rispettando proporzioni armoniche e magari applicando la regola dei terzi.. Occhio ai contrasti troppo intensi che rendono la foto nera da un lato e luminosissima dall’altro. Per ovviare a quel problema cercate di leggere l’istogramma (per chi volesse approfondire)

 

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Qualche sommario consiglio..

 

La foto dovrebbe…

– avere un soggetto, un punto di riferimento forte o semplicemente trasmettere armonia, se con ritratto possibilmente non centrale, lasciando spazio al secondo piano.

– se fotografate i compagni di avvenuta, oltre alle foto poser tanto in voga, concentratevi sul momento inconsueto, mostrerà all’interlocutore qualcosa in più e avrete LO scatto.

– per i paesaggi utilizzare sempre o quasi la regola dei terzi includendo più piani possibili.

– valutate in anticipo delle pause prestabilite per evitare di spezzare il ritmo troppe volte. Ovviamente non pregiudicando eventuali altri momenti interessanti, con l’esperienza saprete quando fermarvi, questa regola è molto importante perchè consente anche di osservare e godere meglio dei meravigliosi panorami che ci circondano, altrimenti saremmo solo dei muli da salita con paraocchi.

– cercate sempre le condizioni di luce migliori: generalmente il mattino presto, tanto in questo sport le levatacce sono la norma quindi la luce buona si trova quasi sempre. Se le condizioni di luce invece sono peggiori, dure, tipicamente a metà giornata valutate una foto meno artistica ma più aggressiva giocando sui contrasti tra rocce, cielo e neve che magari convertirete in bianco e nero.

– se la luce è piatta (giornata nuvolosa con scarsa visibilità) è difficile rendere foto paesaggistiche interessanti, concentratevi quindi sui soggetti o sui dettagli, come un albero in mezzo alla nebbia o una roccia particolare, oppure scattate più fotografie al vostro compagno di avventura.

– In caso di controluce sui soggetti usate sempre o quasi il flash integrato altrimenti la sua figura è nera. Nelle reflex invece si può ovviare al problema con una buona esposizione, utilizzando il raw successivamente si possono aprire le ombre.

– prima di azionare il “grilletto” ragionate sempre: piuttosto perdete qualche secondo in più ma otterrete risultati migliori, non abbiate la frenesia della foto a tutti i costi nè quella delle 1000 foto è meglio che 1.. niente di più sbagliato. Ai tempi della pellicola un rullo di trix da 24 pose mi bastavano per 2 uscite.

– per le foto in discesa le regole sono ovviamente meno “accademiche” in quanto si fotografano soggetti in rapidissimo movimento. L’unico consiglio valido è quello di non stringere troppo l’inquadratura sul soggetto e di non renderlo troppo centrale. Se potete e il terreno lo consente perdete 5 minuti e cercate la miglior posizione possibile ove fotografare. Inoltre è preferibile, salvo eccezioni, mai fografarlo fontalmente ma sempre con inclinazioni prossime ai 45°

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Fotografie con GoPro

 

Questo strumento è sempre più utilizzato in ambito anche professionale. L’enorme angolo di campo offerto (fino a 170°) permette di avere una visione unica e inconfondibile.

Per utilizzarla al meglio non è per nulla semplice in quanto le proporzioni vengono letteralmente stravolte e l’impossibilità di vedere da un display o mirino complicano un pò la vita nell’inquadratura.

Una soluzione un pò grossolana ma efficace può essere quella di guardare dal riflesso della lente frontale curva della custodia, che corrisponde più o meno a ciò che verrà inquadrato. Nelle ultime versioni, dalla 5 in poi si può comodamente guardare il display anche se spesso è difficile per le condizioni di luce forte.

Nei menù della GoPro ci sono diverse impostazioni, scegliere per le foto ovviamente quella con maggior risoluzione e angolo di campo, tanto le altre impostazioni a 127° o 90° sono solo ritagli dello stesso fotogramma che possiamo fare comodamente noi sul pc.

La GoPro ha una buona resa cromatica, anche se leggermente artificiosa, ma le foto normalmente sono già belle pronte senza interventi particolari in post produzione, se non per ritagli o raddrizzamenti. L’utilizzo della bacchetta è a mio avviso fondamentale, per poter gestire anche eventualmente dei selfie, così come per i video.

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Post produzione, premessa.

 

Perchè fare post produzione al PC?

 

Perchè la foto può diventare da buona ad ottima.

Perchè possiamo dare un’impronta maggiore allo scatto della nostra creatività

Perchè possiamo valorizzare meglio un panorama trasformandolo da stupendo a magico

Perchè possiamo togliere i peli dal naso grossi come liane amazzoniche al nostro compagno o sbiancare i suoi denti marci.

Perchè, più importante, riviviamo passo dopo passo la nostra avventura cogliendo dettagli in più che ci sono sfuggiti.

 

Dove salvo le foto?

 

Controllate sempre di avere due copie delle stesse foto su due periferiche diverse, gli hard disk si rompono spesso e volentieri.

Vi consiglio CobianBackup, un ottimo programma di backup free per windows http://files.cobiansoft.com/programz/cbSetup.exe , per mac invece c’è la time machine o CarbonCopyCloner http://www.bombich.com/software/download_ccc.php?v=3.5.4

 

Archiviare bene con ordine le vostre foto fa in modo che le troviate prima e saranno meglio gestibili in futuro.

Schede di memoria che improvvisamente rallentano o restituiscono anche solo 1 scatto nero o con artefatti vanno BUTTATE all’istante.

 

In questa guida utilizzerò solo un programma open source con licenza GPL, scaricabile liberamente.

 

Il programma è RawTherapee

 

http://rawtherapee.com/downloads

 

 

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Ok ora veniamo alla procedura più lineare possibile di archiviazione ed elaborazione.

 

Occorre innanzitutto ORDINE, creare delle diverse cartelle nelle quali mettere le foto, generalmente ne faremo una con la data e il luogo della gita. Dentro di essa catalogheremo per bene la tipologia delle foto.

 

– Cartella RAW (o JPG originale)

– Cartella JPG HD

– Cartella JPG web

– Cartella Video

 

La prima cartella per gli originali, sia se sono in formato RAW sia JPG.

La seconda cartella serve per le foto a piena risoluzione, che eventualmente stamperete o visualizzerete sul vostro monitor HD o 4K

La terza cartella invece serve come contenitore per le foto a bassa risoluzione per il web, forum, hosting, generalmente la risoluzione web era fino a poco tempo fa 1200px sul lato più lungo, ma negli ultimi anni è consigliabile utilizzare 2000px in modo che possa essere ben visibile anche su schermi retina o 4K senza andare a riprendere l’originale nè incidere sulle dimensioni del file stesso..

 

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La procedura che segue va bene sia per RAW che JPG, ho scelto solo impostazioni di base per evitare di mettere troppa carne sul fuoco che sarebbe controproducente.

Ovviamente con il RAW avremo margini maggiori e la qualità finale dello scatto sarà più alta.

 

Appena terminata l’operazione di scaricamento foto nella cartella RAW (o JPG orig.) apriamo il programma RawTherapee e selezionamo la directory in cui ci sono le nostre foto.
Si possono subito notare le tantissime funzioni disponibili di questo programma ma ne menzionerò solo qualcuna seguendo una scaletta minimale ed efficace senza perdere 2 ore a foto.CORSO Raw Therapee
invia immaginiIniziamo a lavorare sulla prima foto cercando di capire la composizione.- La foto è dritta?
– La foto devo ritagliarla? (crop)Scegliamo la scheda di ritaglio e raddrizzamento foto e sistemiamola nel modo corretto, abituatevi a scattare sempre foto più possibilmente dritte, risparmierete più tempo in post produzione le proporzioni saranno più armonioseCORSO Raw Therapee Ritaglio
host imageUna volta ritagliata e raddrizzata passiamo al problema più grande del digitale sulla neve, il bilanciamento del bianco

Il bilanciamento del bianco in montagna è un problema serio in quanto le foto ci restituiscono una dominante tendenzialmente azzurrina che in casi di macchine di scarsa qualità diventa addirittura tendente al magenta, inguardabile.
In commercio esistono polarizzatori e filtri UV per correggere il problema a monte, ma sono solo disponibili generalmente solo per reflex e non sempre riescono ad essere efficaci.
Conviene quindi sempre agire in post produzione.
La prima cosa da fare è leggere la temperatura espressa in gradi K del bianco che arbitrariamente la macchina ha utilizzato nello scatto.
Ovviamente non è detto che sia sbagliata in partenza ma nel 90% dei casi occorrerà dargli una sistemata.

Spostiamo il cursore dei gradi K fino a quando la parte della neve all’ombra sarà più bianca possibile, attenzione a non esagerare a scaldare la scena o il colore rimarrà un pò innaturale, specialmente del cielo. Qui si può vedere la differenza prima e dopo

CORSO Raw Therapee WB2
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Una volta che abbiamo stabilito che i bianchi sono OK passiamo alla luminosità e contrasto globale.

Generalmente le compatte moderne espongono bene nelle scene ben illuminate ma il mattino presto con condizioni di forti contrasti le cose si complicano un pò.
Il consiglio che posso dare nel caso di inquadrature con alti contrasti è quello sempre di esporre sul cielo e poi spostarsi tenendo premuto il pulsante di scatto sulla scena che vogliano inquadrare in modo da bloccare l’esposizione e non bruciare le alteluci, con la reflex questi problemi non ci sono utilizzando la modalità manuale.
Per quanto riguarda il contrasto è bene utilizzarlo sono in funzione del risultato che vogliamo ottenere ricordandoci che abusare troppo porta a artefatti nella foto.

La foto in questo caso deve essere gestita in tre parti: il cielo, la parte illuminata dal sole e quella in ombra.

– Compensazione esposizione
Serve a compensare la luce impressa dal sensore come se fossero incrementati o tolti diaframmi, in questo caso visto che la parte illuminata dal sole è interessante scenderò un pò per recuperare le luci delle cime.

– Recupero Alteluci
Serve per recuperare selettivamente i pixel delle alteluci, è uno strumento molto importante in questo genere di fotografia ma occorre dosarlo bene, altrimenti la foto diventa artificiosa.

– Luminosità, contrasto e saturazione
La prima si differenzia con compensazione esposizione per la compressione delle aree di luce e ampliamento di quelle di ombra ma è sempre meno usato dai SW in quanto non c’è quasi differenza tra i due.
Il contrasto invece si deve incrementare sovente per restituire all’immagine più plasticità e impatto, ma attenzione specialmente ai files JPG ad aterfatti che possono venire fuori se si abusa di questo comando.
La saturazione serve in questo caso a recuperare un pò di colore del cielo blu che il bilanciamento del bianco mi ha tolto.

– Ombre
Questo è una importante regolazione in quanto ci permette di recuperare i fortissimi contrasti che si creano nelle situazioni come in questa foto. Qui si vede la differenza tra una compatta e una reflex e tra JPG e RAW, in modo anche eclatante, con la compatta scattando in JPG più di tanto non possiamo schiarirle per via della pessima qualità e rumore, con la reflex e file RAW invece possiamo aumentarle anche di tanto facendo uscire maggiori dettagli migliorando sensibilmente la qualità della foto.

CORSO Raw Therapee jpgesposizione
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‘ border=’0’ alt= “CORSO Raw Therapee jpgesposizione” /> Ora passiamo alla nitidezza e microcontrasto che è l’ultima funzione che andremo a vedere

Apriamo la scheda e lasciando il raggio inalterato muoviamo verso destra il cursore con la foto al 100% dello zoom per vedere meglio l’incremento.
Anche qui è un bene non esagerare o vengono fuori artefatti e rumore, specialmente con i JPG.
Possiamo anche utilizzare la scheda del microcontrasto che agirà più selettivamente sulle differenze di luce, sempre tenendo al 100% l’immagine.

CORSO Raw Therapee Microcontrasto
hosting immagini

Terminate queste operazioni la foto è pronta per l’esportazione.

Per esportare andate in basso a sinistra e cliccate sul simbolo dell’HD.
Si aprirà una scheda nel quale ci sono le opzioni di esportazione. Selezionare tutto al massimo come qualità ricordandosi che ci sia il flag su “salva i parametri di elaborazione assieme all’immagine” altrimenti la vedrete diversamente con altri programmi.

CORSO Raw Therapee Esportazione
hostare immagini

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