Tentativo di discesa in snowboard della SudEst del Frappier non andato a buon fine.

Si sa delle volte si torna indietro, questa volta per colpa di un allenamento non proprio al TOP e di una mancanza di sopralluogo esplorativo, condizione spesso necessaria ad affrontare cime così poco frequentate e selvagge

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Dettagli GITA:

quota di partenza (m): 1490m
quota vetta (m): 3003m
dislivello complessivo (m): 1510m

difficoltà: 4.2 E2

Esposizione: SUD EST

Periodo consigliato: febbraio-marzo

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Sommario

La Sud Est del Frappier è una gita di sci ripido frequentata pochissimo: penso che si contino meno di cinque ascese/discese a stagione, in alcuni anni addirittura nessuna.

Il motivo, oltre alla parete che difficilmente va in condizioni, è dovuto al suo isolamento nella valle e al lungo spostamento, che la rendono una gita di alto profilo esplorativo, con una linea selvaggia e di bellezza unica.

Si parte da Giordano, con circa 1h 30 di spostamento si arriva al primo canale a Y in cui occorre tenersi a destra, dopodiché ci si infila in una strettoia che sbocca a destra in un altro canale che separa la montagna principale come una arteria, lo si risale per oltre 500m di dislivello, concatenandolo all’occorrenza con canali secondari in base alle condizioni.

In uscita dal canale principale ci si trova in un pianoro che è in comune al gruppo del Gran Queyron, da qui la vetta è evidente e deviando a destra si accede alla parete terminale passando se necessario al più comodo colle del Frappier, che delimita la valle Argentera. Si raggiunge infine la cima.

La discesa è la parte più interessante in quanto le linee possibili sono davvero tantissime su un terreno ampio e dominante, occorre prestare attenzione all’orario in cui si affronta, in primavera dopo nevicate piuttosto recenti è bene fare attenzione a scaricamenti in quanto la parete prende sole diretto. La linea perfetta è a mio avviso quella di sudEst ma nel caso la neve non abbia ancora mollato ci si pù tranquillamente spostare a sud.

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Meteo del giorno

Cielo completamente sereno per tutto il giorno con visibilità eccellente. Temperature invernali.

Zero termico nelle ore centrali: 1700m stazionario

Isoterma -10 nelle ore centrali: 3300m stazionario

Venti: assenti o deboli di direzione settentrionale.

Pericolo valanghe: 2

Situazione neve in cm (versanti sud-nord) durante la discesa

– 1500m: 30-70 polverosa

– 2000m: 80-130 polverosa-ventata dura

– 2500m: 80-150 polverosa-ventata dura

– 3000m: 100-200 polverosa-ventata dura

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Parto ad un orario davvero “sovietico”, ma necessario. Alle 6 sono già al parcheggio di Giordano nel buio totale.

C’è una leggera brezza e la temperatura di qualche grado negativa, nell’oscurità invernale di Gennaio mi incammino sulla pista da fondo e raggiungo velocemente la frazione di Ribba, da qui proseguo sulla provinciale innevata e arrivo a Bo Du Col.

La luce inizia a lambire tutte le cime della dorsale meridionale della Val Germanasca, con colori che sfumano gradualmente dal rosso fuoco all’arancione, la parete inizia a mostrarsi nella sua integrità e osservo scrupolosamente i suoi pendii innevati.

Continuo ancora per qualche centinaio di metri sulla mulattiera che conduce alla zona del Lago Verde, ad un certo punto nel bosco devio a destra cercando il fondovalle per raggiungere il canale a Y che avevo osservato nelle foto di chi aveva già effettuato questa gita.

Purtroppo lo spostamento è notevole e mi rendo subito conto che al ritorno dovrò ripellare in questo punto, deviando dal bosco vedo chiaramente la fine della valle e il canale di accesso ai pendii superiori, nella completa ombra dell’esposizione settentrionale.

Qui fa molto freddo da inversione termica, le mani già mi pizzicano e inizio, tra i resti di vecchie valanghe, a risalire il pendio, che diventa quasi subito piuttosto ripido e ghiacciato.

Appena entro nel canale cerco di seguire i punti dove la neve è più morbida per evitare di dover mettere i coltelli, con grande fatica riesco a risalirlo e mi ritrovo in una angusta strettoia, che è una ghiacciaia. qui la neve è durissima e molto difficile, con sastrugi alti che mi causano un enorme dispendio di energia e difficoltà nel superarli.

Riesco a guadagnare l’accesso a un pianoro chiuso da un anfiteatro di rocce, le quali sono sovrastate da larici che ne adornano le sommità. Mi fermo qualche minuto a bere dal thermos, ragiono sul percorso e finalmente con il sole sul viso mi sposto a destra risalendo il canale principale che mi porterà ai pendii superiori.

La neve qui è molto variabile, fin troppo; si alternano tratti durissimi a tratti sfondosi di neve polverosa, fino a quando le pendenze non aumentano riesco a districarmi con buone inversioni, ma ad un certo punto in virtù della pendenza in costante aumento, mi ritrovo a essere impossibilitato nell’utilizzare la split e devo necessariamente mettere i ramponi. Scelta giusta ma non del tutto: non sempre la neve è dura, spesso trovo tratti di neve polverosa riportata dal vento: sprofondo fino alle ascelle con una fatica immane, cerco di seguire le zone dure ma non si collegano tra loro e perdo tantissimo tempo. Temo anche in qualche punto di essere su brutti accumuli che possono cedere.

Risalgo con enorme fatica il canale e dopo 6 ore (!!!) dalla partenza arrivo a malapena al pianoro che fa da base alla piramide del Gran Queyron a circa 2700m di quota, un tempo assurdo, ma purtroppo gli intoppi sono stati molti e i cambi di setup continui e faticosissimi. Decido di fermarmi qui, sono esausto e le giornate in questa stagione troppo corte per continuare. Peccato.

La discesa nel complesso non è stata buona.

Prima parte discreta su farina riportata dal vento, con un occhio di riguardo ad eventuali pezzi crostosi. Curve molto contenute per via della stanchezza e della pendenza decisamente sostenuta, attorno ai 40°.

La parte più bella senza dubbio il canalone principale intermedio dove ho aumentato anche un po’ la velocità di discesa.

Ultimo canale, quello a Y un pò ravanoso nella prima parte, ma anche qui qualche curva decente è uscita nella parte terminale, ma davvero poca roba.

Rimetto le pelli e con esse raggiungo nuovamente bo du col dove sciaguratamente decido di tagliare dal bosco per raggiungere Ribba, ad occhio sembra sciabile ma si rivelerà una scelta PESSIMA: super tritato, ghiacciato, poca neve e ravanoso che mi ha costretto a curve del cazzo insidiose e spezzagambe tra la boscaglia fitta, il tutto coadiuvato da imprecazioni e scivoloni. Fanculo!

Rientro all’auto su pista da fondo con bestemmie dei gestori, pensando che gli rovinassi il binario.

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