Stagione ormai prossima al termine ma puntiamo su una grande classica della valle di Ala, nonchè una delle cime più importanti delle valli di Lanzo, la Ciamarella.

 

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Dettagli GITA:

 

quota di partenza (m): 1750m

quota vetta (m): 3676m

dislivello complessivo (m): 1950m

difficoltà: BS (4.1 E3 per 300m di parete)

Esposizione: Varie

Periodo consigliato: aprile-giugno

 

descrizione itinerario:

 

by gulliver.it

 

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Meteo del giorno

 

Cielo Sereno con addensamente via via più consistenti nel corso della mattinata verso il confine francese, venti deboli con locali rinforzi.

Zero termico attorno ai 2400m nelle ore centrali

Innevamento molto buono e superiore alle medie stagionali

 

Pericolo valanghe: 2

 

Situazione neve in cm (versanti sud-nord) in discesa

 

– 2000m:  50-200      primaverile/dura

– 2500m:  200-300    primaverile/dura

– 3000m:  250-350    primaverile/dura

 

Situazione barica del giorno e temperature

 

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L’orario a questo giro è davvero super sovietico, parto alle 2 da casa dormendo massimo un’ora, ma mi sento non troppo stanco.

Nel buio e silenzio della notte risalendo in auto la valle di Ala mi fermo più volte per via degli animali selvatici sulla strada, ho dovuto suonare il clacson per far spostare un grosso cervo maschio poco prima di Balme, del resto sono io l’ospite della valle..

 

Raggiungo il parcheggio sotto il rifugio Ciriè nell’oscurità più totale, accendo la frontale e mi preparo. C’è ancora neve abbondante a nord al pian della Mussa e nel frastuono del torrente gonfio di disgelo supero il ponte di legno incamminandomi verso il canalone delle capre.

Raggiunto il canalone inizio lentamente a risalirlo, è composto da neve ormai simil estiva, marcia in tutto lo spessore e nera a tratti dai detriti, lo scarpone fa un buon grip e non ho bisogno di mettere i ramponi, una flebile luce inizia a fare capolino da est tingendo di rosa le cime più alte.

 

Il canalone delle Capre si sa che è lungo, molto lungo.. impiego un bel po’ di tempo a risalirlo, in lontananza grandi come formiche si vedono altri skialp impegnati a risalirlo. L’ultimo tratto del canalone è il più sofferente: si sfonda parecchio su neve non gelata e la fatica aumenta.

Finalmente arrivo alla fine del canalone e raggiungo il pian dei Morti a quota 2500m circa e il rigelo finalmente si fa sentire permettendomi di mettere la split ai piedi e di tirare una bella boccata di ossigeno e ristoro con i primi raggi di sole che inondano la valle..

 

Proseguo lungo il pianoro tenendomi a destra, l’innevamento considerando il periodo è davvero eccellente, la neve ben gelata, inizio a risalire le rampe di accesso al ghiacciaio di Ciamarella conoscendo nel frattempo uno skialp con cui condivido il resto della salita. Le pendenze si fanno sostenute e nel tratto prima del ghiacciaio fatico non poco con la split e i coltelli per superare la parte più ripida, con il rischio anche di caduta.

Raggiungiamo finalmente il ghiacciaio della Ciamarella e qui incontro Fabio che nel frattempo mi ha raggiunto. Vista la neve durissima metto i ramponi e risalgo comodamente, l’ambiente inizia ad essere grandioso e il sole ormai alto rende l’anfiteatro della Ciamarella uno spettacolo di luce bianca..

 

Ormai la cima è ben evidente ma manca ancora molto: dobbiamo risalire tutta la parete, la via classica sembra un po’ crestata e una volta raggiunta la spalla decidiamo di salire direttamente la parete ovest, con un tratto prima leggermente svalangato ma percorribile.

L’accesso è facile e la neve dura aiuta nella progressione, in discesa occorrerà fare occhio a non scivolare, perché sotto c’è la bastionata rocciosa alta 200m da cui è meglio non cadere. L’ultimo tratto è decisamente ripido e sembra non terminare mai, complice anche la stanchezza dei quasi 2000m di dislivello.

 

Fabio con la sua gamba indemoniata ovviamente raggiunge per primo la cima dove mi attende anche l’altro skialp, lo spettacolo è grandioso.. incontro pure Flavio e la crew assatanata neanche ci fossimo dati appuntamento, loro però scendono la parete nord, complimenti…

 

Dopo le foto e video di rito inzio la discesa.. parto abbottonato e prudente, la pendenza subito non è sostenuta ma poi dopo pochi metri diventa ripida, qui meglio non cadere e con curve precise e sicure su neve dura ma con buon grip, supero il pezzo delicato e mi sposto subito a sinistra intercettando il pendio più a sud ovest dove trovo neve bellissima, un dito di cremina su fondo duro velocissima, ultra divertente…

Raggiunto il ghiacciaio mi ricongiungo con gli altri e proseguiamo la discesa su neve più umida ma comunque molto divertente ancora fino al pian dei Morti.

Canale delle capre sfondoso ma fattibile con i primi tepori estivi…

 

Concludiamo la giornata con birretta e panino laido al rifugio Ciriè.

 

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