Due gite consecutive… perchè no?

c’è il trofeo Mezzalama e ne approfittiamo per fare un 4000..la Vincent

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Dettagli GITA:

quota di partenza (m): 3275m

quota vetta (m): 4215m

dislivello complessivo (m): 980m

difficoltà: BS

Esposizione: Sud

Periodo consigliato: marzo-luglio

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Sommario Gita

Si prende la funivia Indren(m 3275)con due possibilità:

a) risalire direttamente il ghiacciaio puntando a un doppio canalone che supera la barra rocciosa che sostiene la cap. Gnifetti (ben visibile) e risalirlo fino a raggiungere il gh. del Lys poche decine di metri a est del rifugio (ripido, ma se in buone condizioni consigliabile. Non si perde quota ed é molto diretto);

b) traversare verso ovest perdendo meno quota possibile per aggirare la barra rocciosa (accesso al rif. Mantova) e risalire il gh. del Garstelet passando sotto i rif. Mantova e Gnifetti fino a raggiungerere il gh. del Lys (circa 80/100 m di perdita di quota dall’arrivo della funivia).

Seguire l’itinerario del Colle del Lys fino a poche centinaia di metri dal colle, girare a est in direzione della depressione tra il Corno Nero e la Piramide Vincent e senza raggiungere il colle (col Vincent, m 4088)piegare a destra salendo gli ultimi pendii fino in vetta.

Discesa:

Per l’itinerario di salita. Attenzione che se non si scende il canalone della variante

a) si deve risalire per riprendere la funivia. La discesa dal Mantova si raccorda con quella palinata della funivia poche centinaia di m sotto il rifugio.

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Meteo del giorno

Gran sereno al mattino con formazione di cumuli sul confine svizzero ma innocui, visibilità eccellente

Zero termico  nelle ore centrali: 3100m stazionario

isoterma -10 nelle ore centrali:  4700m stazionario

Venti deboli la mattina con intensificazione durante le ore centrali fino a diventare moderati/forti nel pomeriggio, effetto windchill in quota marcato.

Innevamento scarso per la stagione, sia sotto che sopra i 3000m. Ghiacciaio con strato nevoso non superiore ai 2m, decisamente poco visto il periodo.

Pericolo valanghe: 1

Situazione neve in cm (versanti sud-nord) in discesa

– 2000m: 0-50         primaverile

– 2500m: 0-100       primaverile

– 3000m: 50-150     crosta portante

– 3500m: 100-200  crosta portante/polverosa

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Ieri il gitone del Pelvo… 1700+ di dislivello e le gambe sono decisamente alla frutta, ma vengo coinvolto da Giuseppe per andare a vedere il Trofeo Mezzalama approfittandone per salire la Piramid Vincent, una grande classica del gruppo del Rosa.

Partiamo neanche troppo presto e raggiungiamo Staffal sopra Gressoney solo alle 8 dove prendiamo la cabinovia in direzione del passo Salati.

Sembra di essere a Rimini ad Agosto, c’è un casino assurdo, una coda impressionante e pigiati come sardine saliamo i due tronconi della cabinovia.

Raggiungiamo la partenza della Funivia di Punta Indren e dopo una coda di ben oltre mezz’ora riusciamo a salire, nuovamente in mezzo alla ressa, in 10 minuti scarsi siamo a 3250m.

Da qui calziamo gli sci e la split ma subito è chiaro che di neve ce n’è ben poca, considerando il periodo la magra è notevole, molto meglio dalle nostre parti! iniziamo con un traversone piuttosto merdoso che termina con piccole balze ghiacciate dove si procede solo in fila indiana con alcune inversioni strette e dure. Parecchi skialp scivolano mentre io incredibilmente reggo e addirittura li supero, Giuseppe è rimasto leggermente indietro, le mie gambe sono ancora affaticate dal giorno prima e neanche poco..

Il pendio si fa più ripido e inziamo a vedere il rifugio Mantova con la sua caratteristica balconata, il vento nel frattempo rinforza e la processione sempre più numerosa, la neve è ancora durissima. Sulla sinistra si vede il percorso di discesa degli alteti del Mezzalama segnalato con dei pali arancioni…sopra di noi sorvola l’elicottero ed è quindi un chiaro segnale che i primi a breve già arriveranno..

Arrivati al Mantova i pendii si fanno più blandi e si inizia a vedere il ghiacciaio in tutta la sua estensione; davvero impressionante, con seracchi alti come grattacieli che scintillano di colore azzurro e blu, con sfumature verso il verde. Qualche bianco e soffice cumulo fa capolino dal Lyskam con le sue pareti rocciose e austere protese verso il cielo.

Ecco di colpo che arrivano i primissimi atleti del mezzalama; degli alieni, in poco più di 4h terminano un percorso che ha dell’incredibile in dislivello, quota e spostamento. Sciano elegantemente legati sul ghiacciaio portandosi sulla nostra sinistra, la sincronizzazione nelle curve è perfetta con il primo a dare il ritmo. Vengono pure intralciati in un punto da un paio di skialp distratti e idioti che si sono messi in mezzo al caz…vengono insultati pesantemente dagli atleti.

Nel frattempo continuiamo a risalire gli immensi plateau glaciali che sembrano non avere fine, c’è un po’ meno gente perchè molti si sono fermati al Mantova ma comunque il numero di skialp è alto, scambio qualche parola con qualcuno e cerco di resistere alla neve di merda dura che mi obbliga a traversi fastidiosi e continui, scivolo pure ogni tanto. Mi sposto sulla parte sinistra per cercare neve più morbida e la trovo, nel frattempo arrivano altri gruppetti del mezzalama ma con uno scarto notevole rispetto ai primi!! anch’essi trovandosi nelle prime posizioni sono comunque fortissimi e eleganti in discesa.

Arriviamo finalmente al colle superando anche al Capanna Gnifetti e ora sono evidenti tutte le principali cime del Rosa: dal Lyskamm al Castore, fino alla Dofour. Il ghiacciaio del Lys è davvero impressionante e in questo punto, a circa 4000m riempie la valle in un bacino ampio e abbacinante sotto il sole di Aprile. La quantità di skialp è notevole e come formiche intasano tutte le vie di accesso ai 4000, specialmente sul perocorso verso il Castore.

Da questa posizione si vede chiaramente la cima della Vincent anche se non riesco a capire quanta distanza ci separi, seguendo una delle tante tracce di salita inzio a incamminarmi, la quota non la sento molto e  l’ossigenazione è ancora ottimale, meglio delle aspettative.

La Vincent è una cima molto facile, quota a parte, si arriva con la split ai piedi. La stanchezza però inizia a farsi sentire e gli ultimi metri fatico non poco, accompagnato da un rinforzo bestiale del vento, gelido. La traccia nelle ultime inversioni è durissima con un leggero strato di neve ventata sopra che fa scivolare, tanto che Giuseppe mette addirittura i ramponi per gli ultimi metri, io invece mi copro ulteriormente con un pile aggiuntivo e raggiungo la sommità.

La sosta in punta è difficoltosa per il vento forte, specialmente per le foto e video, quasi impossibile tirare le mani fuori dai guanti con un effetto windchill notevole, la temperatura è di circa -8 gradi ma percepita ben al di sotto. Il panorama è molto vasto e grandioso ma essere così in alto oltre alla spazilità incredibile non c’è molto, i pochi riferimenti e la luce dura delle ore centrali non consentono scatti degni di nota. Sostiamo quindi giusto il tempo di prepararci dopodichè iniziamo la discesa.

Le prime curve non sono un gran che, dure e gessose, poi mi tengo a destra e trovo dei corridoi di farina piacevoli e in brevissimo tempo raggiungo il colle. Da qui fino al rifugio Mantova la neve è pessima: gessosa, dura, irregolare e segnata dai numerosi passaggi. Nel frattempo passano anche gli ultimi concorrenti del Mezzalama, decisamente più scoordinati in discesa dei primi, oltre che con tempi del doppio, anche in questa parte del ghiacciaio le curve rimangono dure e non molto divertenti.

Oltrepassato il Mantova la neve molla di colpo e senza mezze misure diventa marcia in tutto lo spessore, l’esposizione a SUD e l’ora si fanno sentire e iniziano le curve nel pappone con gobbe enormi, accompagnato da centiania di skialp che imprecano, pessime condizioni.

Giuseppe mi raggiunge dopo un bel po’, nel frattempo mi ero preso almeno mezz’ora di sole su una comoda roccia, scendiamo il canale classicone dell’Aquila (sceso la prima volta nel 2002) su neve sempre polenta e irregolare, infine raggiungiamo il vallone dove il percorso diventa più divertente con qualche passaggino e un toboga fino al Gabiet.

Pigiati nuovamente come sardine sulla cabinovia ritorniamo a valle.

Insomma, una gita che non aveva grandi pretese in termini discesistici ma che comunque ha aggiunto un bel 4000 alle cime fatte quest’anno, nell’ambiente grandioso del Monte Rosa, sempre affascinante e caratteristico.

Questi 4000 così addomesticati tuttavia mi tolgono molta poesia, specialmente nelle condizioni di oggi e dopo aver fatto una gita selvaggia come il Pelvo ieri.

Tra due anni per il prossimo Mezzalama chissà.. Castore?

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