Un bel gitone impegnativo e di “carattere” in una zona selvaggia e poco frequentata.

Quello che mi serviva per dare ulteriore forza a una stagione per ora davvero molto bella e appagante..

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Dettagli GITA:

quota di partenza (m): 1640m 

quota vetta (m): 3290m

dislivello complessivo (m): 1700+m (considerando tutto)

difficoltà: 4.2 E2

Esposizione: Nord Est

Periodo consigliato: aprile/maggio

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Sommario Gita

Si risale la Valle Argentera fino a quando sulla destra si vedono le indicazioni per la cima Pelvo. Tagliando nei boschi si raggiunge un primo ripido pendio boscoso, spesso a tarda stagione anche in parte svalangato, si risale per circa 200m di dislivello poi a sinistra di colpo ci si immette nel vallone del Pelvo

Si segue l’itinerario normale fino a quota 2600. A questo punto risulta evidente a dx l’ampio pendio canale che sale verso ovest. Negli ultimi 300 m la pendenza aumenta fino a raggiungere e superare i 45° verso l’uscita che è a dx. Dalla selletta, andando a sinistra, si arriva alla croce di vetta dopo 100 m. in traverso.

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Meteo del giorno

Alta pressione e gran sereno con visibilità eccellente 

Zero termico  nelle ore centrali: 2700m in lieve aumento. Forte rigelo notturno con minime prossime ai -10 a fondovalle

isoterma -10 nelle ore centrali:  4200m in aumento

Venti deboli o assenti 

Innevamento buono oltre i 2500m, leggermente inferiore alla norma sotto.

Ultima nevicata 18 aprile (5cm a 3000m)

Pericolo valanghe: 1

Situazione neve in cm (versanti sud-nord) in discesa

– 2000m: 0-30         primaverile

– 2500m: 50-150       primaverile

– 3000m: 150-250    crosta portante-polverosa

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La voglia di qualcosa di più spisso c’è. Perchè non andare a mettere il naso in valle Argentera? 

Frugando nel sempreverde database di Gulliver individuo una linea che fa gola: il canale Morandini che permette di accedere al Pelvo, una gita da oltre 1700m di dislivello con un notevole spostamento. La speranza è di ridurlo nettamente riuscendo ad arrivare in auto fino ad Argentera.. ma purtroppo così non sarà.

Arrivo all’alba a Pont Terrible e con l’auto, superando il ponte, inizio a risalire la carrozzabile ma dopo pochissimo mi accorgo della presenza di tracce di neve ghiacciata piuttosto alte che non mi consentono di proseguire. OK mi devo fare il portage, faccio retromarcia  parcheggio a Pont Terrible non senza un po’ di scoglionamento.

Mi incammino sulla carrozzabile e dopo qualche centianio di metri mi accorgo che anche senza quelle tracce di neve non sarei comunque passato: c’è una valanga di notevoli dimensioni sulla strada, precipitata probabilmente non molti giorni prima, annerita e completamente ricoperta di rami e detriti. E’ piuttosto alta e devo pure fare attenzione a superarla, è durissima per il gelo e scivolosa in più punti.

Tutto il resto della carrozzabile non presenta grossi problemi, è scorrevole e in poco più di mezz’ora arrivo nel punto più ampio della valle, il freddo è intenso e la temperatura ben al di sotto dello zero, circa -10 per via dell’inversione termica, oltre che questa è una valle generalmente molto fredda. Le luci del mattino illuminano già da un po’ tutti i versanti est della valle e la brina ricopre in modo uniforme i prati e i tanti bucaneve, scintillando come pietre preziose. Il mio passo è regolare e l’unico rumore avvertibile sono gli scarponi sulla crosta croccante della strada gelata. Sulla destra sono ben evidenti i segni delle basse temperature dei giorni scorsi con bellissimi candelotti di ghiaccio formatesi sulle pareti, alcuni dei quali uniti a formare delle corazze trasparenti della roccia.

Non c’è anima viva, nè un rumore di qualunque tipo, silenzio assoluto.

Lo spostamento non è uno scherzo; mi occorre ben  oltre un’ora per raggiungere il bivio della valle per l’accesso al vallone del Pelvo, con un inequivocabile cartello che mi indica la strada del sentiero estivo.

Devio quindi a destra e fatico un po’ a seguirlo, in quanto è parzialmente coperto di chiazze di neve, ho una traccia GPS in mio aiuto che mi conferma comunque la direzione, arrivo a un bastione di roccia e qui devo immettermi nel bosco più fitto e ripido a destra.

Dopo poco risalendolo decido di mettere i ramponi, scelta obbligata in virtù della pendenza che inizia a farsi seria, la salita non è per nulla facile perchè alterno tratti ghiacciatissimi lisci a tratti svalangati irregolari, in alcuni punti gli aghi di pino e rami coprono il ghiaccio sottostante causandomi la difficoltà di trovare una linea di salita, aggravato dal bosco ancora piuttosto fitto, decido di seguire un canalino di valanga ma va meglio solo per un breve tratto; devo ad un certo punto deviare a sinistra tra la boscaglia fitta e con la neve che è in questo punto, già scaldato dal sole, sfondosa.

Guardando il GPS noto che ho superato un po’ la quota di accesso al vallone del Pelvo e sono costretto a una diagonale un po’ rognosa sopra il torrente, già impetuoso per lo sciogliersi delle nevi.

Finalmente sono nel vallone del Pelvo, davanti a me è tutto meravigliosamente ben innevato, decido ancora di proseguire con i ramponi visto che la neve è duretta e la pendenza sui 35.. risalgo con lunghi zig zag lentamente ma inesorabilmente il pendio fermandomi ogni tanto a fare qualche foto, il percorso è ben evidente e dopo poco vedo già il canale Morandini sulla destra, con il suo imbocco rivolto a sud est. Sembra vicino ma impiego un bel po’ a raggiungerlo, ancora sempre solo con i ramponi, non li toglierò più fino in cima.

Arrivati alla base del canale mi ristoro un po’ con acqua e snack, le gambe inziano ad essere affaticate e il caldo mi toglie il respiro con un effetto forno sulle rocce, sudo copiosamente, prendo la picca dallo zaino e inizio a risalire il canale frontalmente con una pendenza attorno ai 40.

E’ davvero dannatamente lungo; la neve non è omogenea e alterno qualche tratto sfondoso a tratti più duri, il sole è caldo ma la neve non sembra molto risentirne anche se a volte qualche pietrolina corre nel canale costringendomi a tenere il casco. A metà canale inizio ad avvertire uno strato sottile di neve polverosa sotto i ramponi che mi fa formare un fastidioso zoccolo ma sopratutto pericoloso… infatti proprio in uno dei tratti più ripidi del canale scivolo di colpo, provo a fermarmi con la picca ma nulla, c’è un fottuto strato di neve polverosa di circa 10cm su fondo duro che non permette di frenare!! per fortuna ho la prontezza di puntare i ramponi frontalmente sfruttando l’unica parte esente dallo zoccolo, funziona e mi fermo evitando il peggio..gran sospiro di sollievo, ho rischiato grosso su quel tratto con pendenza superiore ai 45°, ho pure rotto il supporto della gopro a bacchetta, fanculo.. Mi fermo qualche minuto a riprendermi dopodichè risalgo gli ultimi 100m di canale e arrivo ad una strettoia prossima all’uscita in cresta. Qui decido di lasciare la split su una mensola di roccia priva di neve, più leggero risalgo gli ultimi 20m e raggiungo con fatica una piccola balza rocciosa, finalmente vedo la cima e la valle Thuras, il paesaggio si apre di colpo e in modo scenografico su tutta le valli laterali, bellissimo!

La cima non è lontana ma sono stanco, per un momento penso di fermarmi dove sono ma poi mi faccio forza e con altri 15 minuti di cresta la raggiungo, missione compiuta! solite foto di rito, video, selfie del cazzo e ridiscendo nuovamente la cresta nel punto dove ho lasciato la tavola, facendo molta attenzione in quanto il pendio è ripidissimo, forse più di 50°.

Togliere le pelli, prepararmi e calzare la split è tutt’altro che una cavolata in quella posizione; non c’è spazio, il pendio sotto di me ripidissimo, sono arroccato su una sporgenza rocciosa di 1m quadro se va bene, l’operazione più complessa è proprio mettere la split ai piedi in front, ho la soletta appoggiata per metà sugli sfasciumi rocciosi e per metà sulla neve profonda, devo crearmi un allungamento della piazzolla con le mani riportando neve sulle rocce. Con una rocambolesca operazione riesco a issare anche lo zaino e inziare a scendere il pendio.

La prima parte della discesa è ripida, la neve è farina pressata con un buon grip ma è anche irregolare e firmo curve piuttosto abbottonate, non c’è spazio per errori e sono spesso costretto a saltellarle.. man mano che scendo la pendenza si fa meno severa e finalmente inizio a fare bellissime curve, la neve alterna firn nelle zone più soleggiate a farina molto pressata sul lato destro riparato, mi rincorrono sluff piuttosto densi che incalzano a scendere, abbondanti e veloci, davvero tutto molto bello.

Il canale è molto lungo e anche in discesa questo è evidente; la parte medio bassa è attorno ai 40 e inizio a prendere velocità con curve sempre più veloci e ampie, complice anche l’allargamento del canale, una goduria.. la neve ha mollato il giusto e il divertimento è al top. Terminato il canale arrivo sul plateau medio del vallone e qui inizio a mollare completamente il legno cercando le zone con la neve migliore, il risultato è velocità fotonica con curve improvvise e slashate, fantastico!.

Purtroppo in poco tempo arrivo al bosco di merda dove mi aspetta quello che già temevo in salita, il ravanaggio.

La neve qui è cemento armato, svalangato, orribile.. scendo a spazzaneve cadendo ripetutamente sul culo, è pura sopravvivenza, mi aiuto con rami per frenare, mi aggrappo a tronchi per curvare, qualche togli e metti di tavola sul ghiaccio vivo coadiuvato da bestemmie davvero pesanti.. un calvario.

Finalmente dopo un pò la pendenza scema e riesco a raggiungere il fondovalle madido di sudore con il casco appiccicato al cranio e i polsi e culo dolorante, arrivo nuovamente sulla carrozzabile della Valle Argentera, da qui però non è finita, mi aspetta un “defaticamento” di oltre un’ora per arrivare all’auto, anche se piacevole grazie all’ambiente primaverile.

Ovviamente non c’è nessuno, una gita fatta nella totale solitudine: nè uno skialp, nè un ciaspolator, nè un merenderos, nè un cane, nè un camoscio, un CAZZO di nessuno da quando sono partito a quando sono arrivato….

… 1700+ di dislivello… e domani mi aspetta un 4000…

Una gita davvero molto bella in un ambiente selvaggio e isolato.

Vi consiglio di vedere foto e video

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