Dopo pochi giorni si ritorna in montagna!!… questa volta si punta su qualcosa di decisamente più impegnativo, con una vena di puro masochismo.

Contatto questa volta Davide e decidiamo di andare nella bella Valle Thuras puntanto direttamente a una delle pareti che ho sempre voluto scendere in snowboard: la Nord della Clausi, bellissima e magnetica, sperando di arrivare più in alto possibile con il suo mezzo 4×4 per evitare il mega spostamento, sarà così?

…più o meno…

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Dettagli GITA:

quota di partenza (m): 1700m circa
quota vetta (m): 3260m
dislivello complessivo (m): 1560m

difficoltà: OS + 4.2 E2 ultima parte

Esposizione: NORD

Periodo consigliato: novembre o maggio/giugno

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Sommario

Facciamo il punto su una gita di ottimo livello ma che richiede tanto amore e passione per la zona.

L’avvicinamento è lungo, lunghissimo, eterno… se non si arriva alle rovine di Thuras con un mezzo occorre una buona dose di pazienza e predisposizione perchè ci sono almeno 7km da percorrere dal ponte di Ruilles prima di accedere alla parete vera e propria.

Detto questo ne vale la pena in questa stagione? la mia risposta è SI! a patto di prenderla con le condizioni giuste come oggi.

La bellezza della Valle Thures è coinvolgente, aiuta molto nel lungo spostamento con paesaggi dopo nevicate abbondanti degni di una valle Alaskiana.

Arrivati alla base della parete occorre infilarsi in una gorgia soggetta a valanghe di grandi dimensioni e il terreno si fa subito più ripido. Superato il primo step il paesaggio si apre nuovamente e diventa subito evidente la cima e tutta la cresta di collegamento con il Terra Nera.

Sembra di essere già a buon punto ma in realtà è ancora lunga, si risale con decine e decine di inversioni fino a quando la pendenza arriva a 40/45° , qui occorre calzare i ramponi o nel caso di neve molto polverosa, Verts/ciaspole ad hoc per i canali.

La cima evidente è consigliabile solo con neve sicura, altrimenti in base alle condizioni si può scegliere di salire in qualunque altro punto della cresta che è sostanzialmente alla stessa quota. Dalla vetta panorama superbo.

Discesa dalla salita ma le possibilità di questa parete sono illimitate in virtù dell’estensione della stessa e per la sua lunghezza che sfiora i 1000m di dislivello dalla valle… se si trova polvere o firn il divertimento è unico, una delle discese più belle che potete fare nelle Alpi Occidentali.

Il rientro grazie a un modesto dislivello può essere fatto tutto sci ai piedi fino a Ruilles, mentre con lo snowboard meglio tenere in mano una coppia di bastoncini per spingere. Non ci sono comunque grandi problemi di ravanaggi o togli/metti.

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Meteo del giorno

Cielo sereno solo oltre i 2200m con spesso strato di nubi basse da ingresso di correnti sud orientali che hanno limitato la visibilità sotto tale quota. Le nubi nel pomeriggio hanno iniziato a risalire fin verso i 2400m.

Innevamento superiore alla media del periodo oltre i 2000m

Zero termico nelle ore centrali: 1800m

isoterma -10 nelle ore centrali: 3200m

Venti: assenti o deboli di direzione orientale.

Pericolo valanghe: 2

Situazione neve in cm (versanti sud-nord) durante la discesa

– 1500m: 0-30

– 2000m: 100-150 dura-polverosa

– 2500m: 200-250 polverosa

– 3000m: 200-300 polverosa

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Si parte attorno alle 6 da Avigliana al solito parcheggio marcio.

Arrivati a Thures la strada diventa subito innevata contro ogni aspettativa, pensavamo di trovare neve solo oltre i 1700/1800m mentre a 1500 ce ne sono già ben oltre i 30cm.

Proseguiamo lentamente con il nuovo fuoristrada pickup di Davide fino a quando raggiungiamo Ruilles, qui continuiamo fino al poligono di tiro militare e proviamo a parcheggiare ma qualcosa va storto… rimaniamo impantanati nella neve!! tra imprecazioni e colpi di pala riusciamo a liberare l’auto ma siamo costretti a riportarla a Ruilles dove rimaniamo anche qui nuovamente impantanati, tra legnetti, picozza, pala e bestemmie degne del più squallido repertorio riusciamo a smuoverla e la lasciamo parcheggiata sulla strada.

Ci prepariamo e subito veniamo raggiunti da un local con una macchina fotografica in mano che ci massacra i coglioni dicendo che non dovevamo arrivare li in auto, ci fa una foto e in tono arrogante minaccia di prendere provvedimenti.

Ce ne fottiamo altamente.

Iniziamo la nostra salita ben più tardi del previsto e iniziamo il lunghissimo avvicinamento alla parete. L’ambiente è decisamente invernale; cupo per la presenza di nuvole basse che ci fanno un po’ dubitare sulle condizioni meteo, ma è chiaro che poco sopra di esse c’è il sole, una affascinante luce azzurrina filtra sulle pareti della valle conferendone un aspetto magico.

Risaliti i primi tornanti ci rendiamo subito conto della quantità sorprendente di neve: oltre i 1800m in questa valle non ha mai piovuto durante la grande perturbazione di 10 giorni fa e i risultati si vedono con ben oltre il metro di neve già alle grange diroccate di Thuras.

Proseguiamo oltre il ponte che segna l’inizio della gita per il TerraNera e ci inoltriamo sempre più all’interno della valle, la sua bellezza in veste invernale colpisce e i primi raggi di sole fanno capolino tra le nuvole, illuminando in modo teatrale tutta la parte sud ovest della valle lasciando intravedere le cime tra il Roc de Boucher e la Ramiere in tutta la loro bellezza e cospicuamente innevate.

Raggiungiamo finalmente il bosco rado alla base della parete superando l’ultima strettoia della valle, le nuvole ormai sono più in basso e il blu intenso del cielo cattura la nostra attenzione portandoci con lo sguardo alla bellissima Clausi. Il freddo è piuttosto intenso a causa dell’umidità e dell’inversione, ci spostiamo con una traccia dritta verso destra e risaliamo ormai gli ultimi larici bassi avvicinandoci a una grossa valanga caduta giorni prima. Grazie alla schiarita il morale sale e mi fermo a fare delle foto.

Risaliamo la prima gorgia di accesso con qualche peripezia tra blocchi di valangha enormi e strettoie improvvise dopodichè dopo una doverosa pausa foto inziamo a salire una ripida rampa fino a quando non si apre l’anfiteatro immenso della parete nord del Clausi in tutta la sua bellezza.

La parete è davvero enorme, larghissima e lunghissima, subito notiamo che le possibilità freeride sono innumerevoli.

Paolo ora batte traccia lui, forte della sua prestanza fisica e lentamente ma inesorabilmente risaliamo con decine e decine di inversioni, alcune delle quali un po’ scivolose a causa della neve asciuttissima e profonda. Il sole non raggiunge nessun punto della parete.

Raggiungiamo quota 2900m e il terreno diventa decisamente più ripido, di comune accordo optiamo per risalire la cresta centralmente che ci sembra la zona con meno accumuli e non ha cornici sulla sommità, i passi iniziano però ad essere pesanti e la stanchezza si fa sentire, decidiamo ad un certo punto di salire con i ramponi ma la salita è faticosissima, si sprofonda fino alle ascelle su neve polverosissima ed a ogni passo avanti si sprofonda indietro di altrettanto.

A soli 50m dal’uscita in cima decidiamo di fermarci, troppo tardi e non ne vale la pena faticare ancora così tanto. Peccato!! Ma erano già le 13 30 abbondanti. Paolo nel mentre riesce a risalire 30m ancora più di noi ma neppure lui arriva comunque in cima.

Da qui l’ambiente è grandioso, imponente, alaskiano, “spine” sinuose e sexy coprono la parete est del Terra Nera, geometrie perfette si susseguono sulle pareti del Ramiere, dolci pendii brillanti di sole invernale illuminano il colle di Thuras creando contrasti incredibili e suggestivi, il mare di nuvole sotto di noi amplifica l’effetto di altitudine e magneficenza, arricchendo ulteriormente le mie foto di fascino, una scelta della natura di affogare sotto un mare grigio la nostra vita quotidiana che qui perde d’importanza…

Ci prepariamo alla discesa creando con tanta fatica una piazzetta nella neve polverosa e ripida.

Difficile descrivere la sensazione già dalle prime curve; la pendenza è perfetta e la neve pure, una farina densa e fredda perfettamente omogenea dove le prime linee lasciano cadere dei piccoli sluff che incalzano a dare gas, le gambe controllano bene, le lamine sembrano solo una propagazione della creatività personale.

Superato il tratto più ripido si apre l’immensa parete in tutta la sua bellezza; c’è spazio solo ai propri sogni proibiti freeride…curve velocissime e precise, si urla di gioia, pendio esteticamente perfetto, pulito e immacolato. La quantità e qualità incredibile della neve copre tutto, solo polvere polvere e ancora polvere!!

La lunghezza e larghezza incredibile della parete rendono la discesa creativa e unica, il proprio disegno viene creato seguendo ispirazione e libertà… non c’è spazio ad altri pensieri, non c’è spazio a quel grigio mondo laggiù…qui c’è solo il proprio spirito, la propria essenza, il proprio istinto….quello del puro freeriding, che solo chi conosce profondamente questo sport conosce…

Rientriamo all’auto senza spingere nè ravanare attraverso la stradina per Ruilles, soddisfatti e esausti

…ora video e foto!!!

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